Spegni il motore!

Spesso siamo più eco-insensibili di quello che crediamo. Nel nostro Paese è molto diffusa l’abitudine di lasciare il motore dell’auto acceso più tempo del necessario: per aspettare il nostro passeggero sceso  a comprare il latte o il giornale; per consultare la cartina se ci siamo persi nel traffico di una città che non conosciamo. Gli alibi sono i più vari, non ultima la necessità di non sottrarre l’abitacolo ai benefici del condizionatore, d’estate e d’inverno. I fumi emessi dalle nostre auto però sono i più nocivi per l’ambiente e se l’industria automobilistica sta correndo ai ripari con la progettazione di modelli più green, il problema resta. Già nel 2007 l’Osservatorio sulla mobilità sostenibile dell’Airp (Associazione Ricostruttori Pneumatici) ci informava previo uno studio, che la percentuale di auto per abitanti era altissima: 60 ogni 100 abitanti. Già tre anni fa era il più alto valore d’Europa, il secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti. La combustione utilizzata dalle automobili è la principale causa dell’inquinamento, essendo alla base della quasi totalità delle particelle dannose nell’aria. Per quanto riguarda la sola CO2, il traffico è responsabile del 40% della sua emissione. I motori a scoppio utilizzano un carburante e l’aria come agente ossidante. All’interno di un impianto di alimentazione producono calore, che si trasforma in lavoro meccanico, e gas che viene eliminato attraverso un impianto di scarico. Questo è il gas che vediamo ogni giorno uscire dalle marmitte di colore piuttosto scuro, fino ad alzarsi nell’aria e scomparire. Nonostante si allontani dalla nostra vista, rimane nell’atmosfera sotto forma di quelle particelle che abbiamo sopra elencato. I frequenti trasporti causano congestioni sulle strade, soprattutto nelle aree fortemente urbanizzate, provocando quantità di polveri sottili dannose per la salute. Oltre al fatto che spesso l’uso dell’auto è preferito a quello dei mezzi pubblici, il numero eccessivo delle auto sulle strade è causato dal fatto di essere occupate per lo più solo dal conducente. E’ radicato nel nostro stile di vita considerare l’uso dell’auto strettamente connesso al possesso e raramente si pensa alla possibilità di condividerla o di cercare un passaggio da colleghi o amici. Ma se si considera il numero dei posti per ogni veicolo, automaticamente ci si rende conto di quante auto si potrebbero togliere dalle strade se solo si riuscisse a riempirle. Già nel 1998, il Decreto del Ministro dell’Ambiente n.179 del 27 marzo era dedicato alla mobilità sostenibile nelle aree urbane. Tra i possibili provvedimenti invitava le imprese con un elevato numero di dipendenti a provvedere alla designazione di un responsabile della mobilità aziendale, in modo da limitare l’uso privato delle auto e a stabilire orari lavorativi che contenessero la congestione delle strade. Con il decreto 179/2008 è stato introdotto in Italia il concetto di Mobilità Sostenibile, che consiste nell’assicurare la mobilità ai cittadini, nel rispetto però delle norme antinquinamento e nel tentativo di ridurre la congestione del traffico e il pericolo di incidenti. Al moment però, car pooling, car sharing e altre forme di mobilità pro ambiente non sono particolarmente diffuse. E allora…possiamo almeno spegnere il motore! (Imma Falcone)

Tratto da “Casa Naturale”

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