Qualche novità nelle incentivazioni per il fotovoltaico. L’audizione dell’Auitority

Dall’indagine conoscitiva dell’Autorità per l’energia e il gas del 20 Ottobre 2010 emerge che l’incentivazione del fotovoltaico in Italia è oggi una delle più profittevoli al mondo. Il 6 agosto 2010 è stato approvato il terzo decreto finalizzato a definire l’incentivo per gli impianti fotovoltaici. Quest’ultimo decreto ha modificato la disciplina di incentivazione precedente introducendovi novità significative.

Le principali novità sono: 1. la definizione di incentivi differenziati in funzione del tipo di integrazione architettonica dei moduli fotovoltaici, del tipo di tecnologia e della potenza di picco dell’impianto; in particolare sono stati previsti incentivi nel caso di impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e nel caso di impianti a concentrazione; 2. la riduzione, con cadenza quadrimestrale anziché annuale (nel primo anno d’ applicazione), degli incentivi definiti per impianti che entrano in esercizio, fermo restando il fatto che il valore unitario dell’incentivo assegnato a ciascun impianto rimane costante per 20 anni; 3. la maggiorazione degli incentivi unitari è pari: al 5% nel caso di impianti non realizzati su edifici e ubicati in zone industriali, commerciali, cave o discariche esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati, al 5% se il soggetto responsabile dell’esercizio dell’impianto è un comune con meno di 5.000 abitanti e se l’impianto opera in scambio sul posto; al 10% se l’impianto è installato in sostituzione di coperture in amianto; al 20% nel caso di sistemi con profilo di scambio prevedibile, di cui si parlerà più diffusamente nel seguito; ad una percentuale, fino ad un massimo del 30%, pari alla metà della percentuale di riduzione del fabbisogno di energia conseguita a seguito di interventi di efficienza energetica; 4. la definizione della potenza massima che può usufruire degli incentivi, pari a 3000 MW per impianti fotovoltaici realizzati su edifici o a terra senza caratteristiche innovative, pari a 300 MW per impianti fotovoltaici architettonicamente integrati con caratteristiche innovative e pari a 200 MW per impianti fotovoltaici a concentrazione. Per quanto concerne la valutazione dell’impatto sui clienti finali del sistema di incentivazione della produzione fotovoltaica, l’onere è stato pari, nel 2009, a circa 344 milioni di euro; nel 2010 si prevede che il costo dell’incentivo per il fotovoltaico superi gli 800 milioni di euro per una quantità di energia elettrica incentivata pari a circa 1,8 TWh. A ciò si deve aggiungere l’effetto del nuovo decreto, per cui si stima che nel 2011 il costo dell’incentivo per il fotovoltaico supererà i 1200 milioni di euro. Anche tenendo conto dell’ipotesi che vengano estesi gli attuali incentivi mantenendo le medesime caratteristiche ma con livelli di incentivo decrescenti linearmente fino a ridursi al 50% per gli impianti che entrino in esercizio nel 2020, ci si attende che la spesa per la produzione fotovoltaica si assesterà comunque a circa 3,5 miliardi di Euro all’anno. La tariffa fissa onnicomprensiva Per gli impianti di potenza nominale inferiore a 1 MW (per la sola fonte eolica la soglia mdi impianto è pari a 200 kW), gli incentivi a tariffa fissa onnicomprensiva, previsti dalla mLegge Finanziaria 2008, hanno apportato un onere, posto interamente a carico della componente A3 della bolletta, pari a circa 100 milioni di euro per l’anno 2009. Per l’anno 2010 si stima un onere complessivo di circa 180 milioni di euro, per una quantità di energia elettrica incentivata pari a 0,9 TWh, destinato a salire a 300 milioni di euro nel 2011. I costi totali delle incentivazioni e proposte di revisione degli strumenti incentivanti. Come già evidenziato nella memoria per l’audizione presso la X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati relativa al “Sistema delle incentivazioni delle fonti rinnovabili ed assimilate (c.d. CIP6/92) operante in Italia” dell’11 febbraio 2009 e nella “Relazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas sullo stato del mercato dell’energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, redatta ai sensi dell’articolo 28, comma 2, della legge n. 99/09 (segnalazione PAS 3/10 del 29 gennaio 2010), rischiano di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilità economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori. Infatti il costo totale per l’incentivazione delle sole fonti rinnovabili (escluse quindi le assimilate) ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro nel 2009, sfiora i 3,4 miliardi di Euro nel 2010 (di cui 800 milioni legati alle rinnovabili CIP6, 1600 ai certificati verdi, 800 al fotovoltaico e 180 alla tariffa fissa onnicomprensiva), come già anticipato nei documenti sopra richiamati e raggiungerà almeno i 3,9 miliardi di euro nel 2011 (di cui 800 milioni legati alle rinnovabili CIP6, 1600 ai certificati verdi, 1200 al fotovoltaico e 300 alla tariffa fissa onnicomprensiva). Per la prima volta, nel 2010, il costo complessivo dei nuovi strumenti di incentivazione (pari a 2,6 miliardi di Euro) supera i costi complessivi, incluse le fonti assimilate, del provvedimento CIP n. 6/92 (pari a 1,9 miliardi di Euro). Inoltre, come più volte evidenziato dall’Autorità, il costo totale per l’incentivazione delle sole fonti rinnovabili destinate alla produzione di energia elettrica, nell’ipotesi di raggiungimento del potenziale massimo teorico di sfruttamento delle rinnovabili con una incentivazione decrescente nel tempo, potrebbe aumentare a più di 5 miliardi di euro/anno nel 2015 e a circa 7 miliardi di euro/anno nel 2020 (di cui oltre 3,5 miliardi di euro per l’incentivazione di 10 TWh di energia elettrica da impianti fotovoltaici). Un altro problema è legato ai profili di iniquità distributiva propri degli incentivi fin qui descritti. Occorre infatti ricordare che tutte le incentivazioni di cui si è trattato in precedenza non ricadono sulla generalità dei contribuenti, attraverso imposte dedicate, ma sullo specifico settore dei consumatori elettrici. In particolare, nell’anno 2010, la componente tariffaria A3, quella appunto destinata a remunerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, è arrivata a gravare sui consumatori per circa il 9% della loro spesa complessiva, al netto delle tasse. Questo meccanismo di tipo parafiscale (peraltro ulteriormente gravato dall’IVA in bolletta) soprattutto ove i costi diventino ancora più rilevanti, presenta problemi di equità distributiva. Infatti i consumi di energia elettrica non sono proporzionali ai redditi, sia con riferimento alle persone fisiche che alle imprese. Ne deriva che una famiglia a basso reddito ma ad alti consumi (ad esempio una famiglia numerosa) è chiamata a contribuire alla copertura degli oneri dell’incentivazione delle fonti rinnovabili in misura superiore ad un single benestante; allo stesso modo un’impresa ad alti consumi elettrici ma con modesti utili contribuisce più di un’impresa con utili elevati e bassi consumi. Condividi www.autorita.energia.it Torna alla Home

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