Qualche dato Istat sui consumi da fonti rinnovabili

Le fonti rinnovabili in Italia coprono il 16,6 per cento dei consumi di energia elettrica. L’incidenza della produzione da fonti rinnovabili sulla produzione totale di energia elettrica è una misura importante dei progressi realizzati nella direzione dello sviluppo sostenibile e del contenimento dei gas serra. Per dare una panoramica generale sui consumi da fonti rinnovabili forniamo qualche dato al 2009, come perviene dal sito Istat.

Per iniziare … qualche definizione. La produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili espressa in rapporto percentuale ai consumi interni lordi di energia elettrica è un indicatore molto utilizzato, a livello sia nazionale sia europeo, ed è compreso nel set degli indicatori definito nella “strategia di Lisbona” del Consiglio dell’Unione europea. Il consumo interno lordo di energia elettrica è uguale alla produzione lorda di energia elettrica più il saldo degli scambi con l’estero e con le altre regioni. Sono state considerate come fonti rinnovabili: idrica da apporti naturali, geotermica, fotovoltaica, eolica e biomasse.

L’Italia nel contesto europeo.

L’energia prodotta da fonti rinnovabili consente di valutare quanto un paese riesca a valorizzare le proprie dotazioni naturali rinnovabili. Il confronto con i dati europei, aggiornati al 2007, registra per l’Italia un valore inferiore alla media Ue27, pari a 15,6 per cento. Rispetto ai paesi di più grande dimensione l’Italia si colloca leggermente al di sotto di Spagna e Germania e al di sopra di Francia e Regno Unito. In Europa i paesi che presentano valori molto alti, superiori al 50 per cento di consumi di energia elettrica generata da fonti rinnovabili, sono Austria e Svezia; segue la Lettonia con il 36,4 per cento. Tra i paesi che sfruttano meno questo tipo di energia figurano invece Estonia, Polonia e Lussemburgo, con quote inferiori al 4 per cento.

Nello specifico in Italia solo alcune regioni producono e sfruttano al meglio l’energia elettrica da fonti rinnovabili. Sia la Valle d’Aosta che il Trentino-Alto Adige producono energia elettrica attraverso gli impianti idroelettrici da apporti naturali in quantità superiore ai loro consumi. Le altre regioni del Nord nel 2008 presentano valori sempre al di sotto del 18 per cento, eccetto il Piemonte, che si attesta al 20,3 per cento. Per quanto riguarda il Centro, i valori più consistenti si registrano in Toscana e Umbria (rispettivamente 28,3 e 18,8 per cento), mentre le altre regioni coprono i consumi di energia con fonti rinnovabili per una quota inferiore all’8 per cento. Nel Mezzogiorno, il Molise consuma energia elettrica derivante da fonti rinnovabili per il 28,3 per cento; seguono Calabria e Abruzzo, con valori superiori al 20 per cento, mentre Sicilia, Campania e Sardegna presentano valori piuttosto bassi. A livello nazionale le regioni con le quote più ridotte di consumi coperti da fonti rinnovabili sono la Liguria (4,2 per cento), il Lazio e la Sicilia (5,0 per cento). Il quadro di insieme è dominato dall’apporto idrico, che privilegia le regioni montuose. Apporti naturali diversi dall’idrico si hanno, ad esempio, in Toscana, unica regione in Italia che produce energia geotermica, o in regioni come Abruzzo e Calabria, dove si ha un apporto di energia naturale da fonti diverse come l’eolico, l’idrico, il fotovoltaico e le biomasse.

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