Più domeniche a piedi nella battaglia allo smog

Almeno fino a ieri pomeriggio pensare alle misure invernali contro lo smog poteva apparire un anticipo. In realtà — meteo a parte — manca meno di un mese all’entrata in vigore dei provvedimenti regionali contro l’inquinamento e l’Arpa già registra da giorni il superamento dei limiti delle polveri sottili. Ma quest’anno si preannunciano novità e si portano a regime sperimentazioni anche contestate: si ripensa, insomma, a una strategia antismog che non faccia anche di quest’inverno un campione negativo. La commissione Ambiente di Palazzo Marino esaminerà venerdì un pacchetto di interventi messi a punto dall’assessorato al Traffico, «da integrare con le idee dei consiglieri di maggioranza e opposizione, ci auguriamo», dice l’assessore Maran. Che pensa a ridurre il numero di giorni consecutivi di sforamento dei limiti del Pm10 prima di far scattare le domeniche a piedi: non 18 giorni, come fissa la legge regionale, ma 15. Con Atm l’assessore sta studiando anche la possibilità di trasformare il biglietto ordinario da 1,50 euro in giornaliero (che costa normalmente il doppio) nei giorni di emergenza. E poi l’abbassamento delle caldaie di un grado, a partire dagli uffici pubblici, e l’obbligo per i negozi di tenere le porte chiuse per evitare dispersioni di calore. «Ci siamo basati sulle misure della scorsa amministrazione, ora stiamo lavorando per migliorarle e soprattutto per giocare d’anticipo», spiega Maran. Il pacchetto antismog della Provincia, invece, verrà discusso già oggi a Palazzo Isimbardi. Al vaglio ci sono varie ipotesi. La prima è riproporre il limite dei 70 chilometri all’ora sulle provinciali ad alto scorrimento — MilanoMeda, RhoMonza, Val Tidone e tratti della Paullese — e sulle tangenziali milanesi della Serravalle, come lo scorso inverno. L’idea era stata lanciata dallo stesso presidente Guido Podestà, che ha la delega all’Ambiente, e condivisa dai sindaci milanesi che siedono al Tavolo provinciale sull’aria. Quest’inverno, dunque, molto probabilmente si replica: i cartelli sono nei depositi e andrebbero solo rimontati, eventualmente già da metà ottobre, quando scatta il blocco regionale dei mezzi più inquinanti. «Stiamo valutando di riproporre il limite dei 70 — spiega l’assessore provinciale ai Trasporti Giovanni De Nicola — , ne discuteremo con i sindaci milanesi entro fine mese. Parleremo anche di iniziative per favorire il trasporto pubblico». L’anno scorso Palazzo Isimbardi aveva proposto anche la possibilità di un “fondo per le infrastrutture” gestito dalla Provincia e alimentato con i pedaggi sulle tangenziali, per finanziare il prolungamento dei metrò.

Tra le misure di lungo periodo, invece, c’è l’idea di concedere maggiori volumetrie ai costruttori che inseriranno nei nuovi complessi residenziali, a proprie spese, le colonnine di ricarica per le auto elettriche. Pensa, la Provincia, anche ad accelerare il progetto di car sharing elettrico alle porte di Milano, trasformando la trentina di case cantoniere oggi inutilizzate in stazioni d’interscambio dove lasciare l’auto per entrare in città a bordo di un mezzo pulito. Ma l’ombrello di tutte le misure per la lotta allo smog resta quello del Pirellone: lo stop alle auto più inquinanti parte il 15 ottobre, ma la Regione conta anche di prolungare alcuni bandi per gli incentivi a chi vuole cambiare la vecchia auto — con la mobility card, ovvero soldi da spendere in forme pulite di trasporto — e di limitare la circolazione dei mezzi da cantiere più inquinanti. Provvedimenti sono allo studio anche per combattere la produzione di polveri sottili da parte di camini e stufe (queste ultime sempre più diffuse appena fuori Milano), responsabili di almeno il 10 per cento delle polveri lombarde.

Di Ilaria Carra e Oriana Liso

Tratto da “Repubblica”

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