PepsiCo risponde alla PlantBottle di CocaCola

PepsiCo risponde alla PlantBottle di CocaCola

Alla PlantBottle di Coca-Cola, bottiglia in polietilene tereftalato parzialmente ottenuto da bioetanolo da canna da zucchero, PepsiCo risponde con un progetto di bottiglia interamente bio-based. Le materie prime per le ‘bottiglie vegetali’ potrebbero essere ricavate da scarti agricoli di mais, bucce di patate, corteccia di pino e, in futuro, anche altri sottoprodotti agricoli, quali le bucce di arancia. La ‘guerra delle cole’ si sposta così dal prodotto all’imballaggio e, considerando i due player in gioco, i riflessi sull’industria delle bevande potrebbero essere epocali. PepsiCo non ha fornito molti dettagli sul suo progetto di bottiglia vegetale. Basandosi sulle informazioni fornite dal gruppo statunitense, si tratterebbe di un PET interamente da risorse rinnovabili, che manterrebbe quindi le stesse caratteristiche della resina di derivazione petrolchimica, compresa la riciclabilità nei normali circuiti delle bottiglie in plastica. PepsiCo avrebbe individuato un processo capace di originare una “struttura molecolare identica a quella del PET ottenuto da feedstosk petrolchimici” e quindi con le medesime caratteristiche in termini di aspetto e di funzionalità di confezionamento. Le prove presso un impianto pilota inizieranno nel 2012 e terminata la fase sperimentale, qualora i risultati fossero positivi, la società potrebbe valutare il passaggio alla produzione in serie. Il comune PET utilizzato nelle bottiglie è sintetizzato partendo da un 30% circa di MEG ( glicole monoetilenico) e dal 70% di PTA, acido tereftalico purificato. Nel caso delle PlantBottle utilizzate da Coca-Cola, il MEG è ottenuto da bioetanolo, mentre l’acido tereftalico continua ad essere di origine petrolchimica. PepsiCo potrebbe puntare a sintetizzare il PTA da rinnovabili, attraverso il bio-paraxilene: si tratta di un processo conosciuto e tecnicamente fattibile, ma fino ad oggi non ancora ottimizzato per produzioni su larga scala. PepsiCo sta investendo per ridurre l’impatto ambientale delle sue produzioni:  ha realizzato  un parco fotovoltaico presso il sito di Modesto e ha lavorato di cesello per ridurre il peso delle bottiglie in plastica, tanto che le confezioni per acqua minerale Eco-Fina sono le più leggere oggi presenti sul mercato statunitense con un peso di 10,9 grammi. La società statunitense utilizza anche plastica riciclata post-consumo per le confezioni di succo di frutta (reNEWabottle) e ha di recente presentato il progetto Dream Machine, che mira ad aumentare la quota di riciclo di bottiglie negli USA dal 34% al 50% nel 2018.

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