Il Nucleare in Italia: una ricerca comparativa (II parte)

Il nucleare italiano, anche non tenendo conto delle forti opposizioni locali, avrebbe costi aggiuntivi di riavvio di una filiera ormai dismessa, di una tecnologia interamente importata, di una prevedibile, e verificata per iniziative industriali meno rischiose e meno controverse, maggiore durata dei processi autorizzativi anche per i ritardi e le inefficienze della Pubblica amministrazione. C’è, inoltre, un fattore, ignorato dai fautori del nuovo programma nucleare italiano, che ha implicazioni rilevanti per gli  investimenti richiesti: il nuovo scenario della domanda e dell’offerta di energia elettrica in Italia.Nel 2008 con una potenza di centrali termoelettriche tradizionali pari a 76.000 MW sono stati prodotti 255 TWh, 58 TWh sono stati prodotti con fonti rinnovabili e 40 TWh sono venuti dal saldo delle importazioni, per un consumo totale di 353 TWh. È poi intervenuta la recessione i cui effetti di taglio della domanda di energia elettrica si sommano a quelli, virtuosi, prodotti dallo sviluppo di politiche e misure di efficienza e di risparmio di elettricità. Per il combinato disposto della crisi e delle misure di risparmio elettrico, taluni prevedono (fra questi la Fondazione per lo sviluppo sostenibile) che solo nel 2020 si tornerà ai consumi di elettricità del 2008. Altri fanno previsioni di consumi un po’ più elevati, ma tutti sanno che l’orizzonte ormai non è più quello del passato, di una crescita costante e consistente dei consumi di elettricità. Occorre, inoltre, tener conto della crescita – ormai in atto e resa obbligatoria da una precisa direttiva europea – dell’elettricità prodotta dalle fonti rinnovabili: al 2020, anche secondo il PAN presentato a Bruxelles dal Governo italiano, si dovrebbero produrre circa 100 TWh con fonti rinnovabili. Dato l’aumento delle rinnovabili, anche supponendo di dimezzare le importazioni, a 20 TWh, nel 2020 si arriverebbe a produrre con le centrali termoelettriche più o meno la stessa elettricità del 2008. Ma la potenza installata di queste centrali, programmate prima della crisi del 2008-2009, prima della crescita delle rinnovabili e quando non era previsto alcun programma nucleare, continua a crescere: abbiamo, infatti, 5.232 MW di nuove centrali termoelettriche in costruzione, altri 1.198 MW già autorizzati, ulteriori 4.750 MW in fase finale di autorizzazione e altri 10.428 MW in fase iniziale di autorizzazione (Fonte: MSE, 2009). Anche tenendo conto di un po’ di dismissioni, non serve essere grandi esperti per capire che,anche senza nuove centrali nucleari, occorrerà rinunciare alla costruzione di alcune delle nuove centrali termoelettriche già progettate e in fase di autorizzazione e mettere in conto che una parte dei nuovi impianti è destinato a funzionare con un numero di ore non ottimale. In presenza di una prospettiva di crescita moderata dell’elettricità richiesta in rete e di un eccesso di capacità produttiva delle centrali convenzionali, in Italia pare particolarmente arduo trovare uno spazio economicamente sensato per aggiungere un costosissimo programma di avvio di nuove grandi centrali nucleari.

Fonte: QualEnergia

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