La Green Economy: boom o bluff? Opinioni a confronto (seconda parte)

Come perviene dalle stime realizzate dai ricercatori, e come era stato già affermato nella prima parte di questo articolo, la green economy creerà circa 1 milione di posti di lavoro entro il 2015 diventando così uno dei settori più strategici del nostro sistema economico. Ma è anche vero che non tutti credono alle potenzialità create da questo circuito. Anzi alcuni mettono in guardia dal potenziale bluff che potrebbe sottostare a tutte le attività che investono nel green.

È stato lamentato che la ricerca di Unioncamere e Symbola non mette in risalto che la grande espansione del mercato delle energie rinnovabili è dovuta alla presenza massiccia di incentivi statali finanziati con i soldi dei contribuenti. Senza questi incentivi i pannelli fotovoltaici, gli impianti eolici, costerebbero molto di più di quanto rendono. È proprio l’inefficienza economica degli investimenti dello Stato a rendere scettici su questo argomento gli economisti dell’Istituto Bruno Leoni. Il punto di vista dell’istituto neoliberista, tende anche a mettere in dubbio l’effettiva sussistenza e importanza dei grandi cambiamenti climatici previsti dagli ambientalisti. In una ricerca intitolata “Are green jobs real jobs? The case of Italy” gli economisti dell’istituto mettono a confronto l’efficacia occupazionale degli investimenti statali in due comparti della green economy: l’eolico e il fotovoltaico. Secondo alcuni esperti dell’istituto gli investimenti in green economy risultano in alcuni casi disastrosi e i propagandisti e non tengono conto della bassa densità di occupazione delle energie rinnovabili.

Secondo Carlo Stagnaro – economista del centro – ci sarebbe troppa enfasi retorica sul tema, che talvolta porta lontano dai fatti e fa dimenticare che i medesimi obiettivi di eco sostenibilità si potrebbero raggiungere con azioni più razionali ed economiche in direzione dell’efficienza energetica. Sempre stagnaro afferma che ci sono modulatori di tensione che sono in grado di far risparmiare molta energia sprecata inutilmente da condizionatori ed elettrodomestici di vario tipo, per non parlare dei motori di ultima gestione o per i macchinari e gli elettrodomestici più costosi ma assai più efficienti dal punto di vista del consumo. Questi motori non hanno bisogno di alcun incentivo statale perché il risparmio energetico ripara ampiamente e rapidamente il differenziale di prezzo d’acquisto. Per Stagnaro gli incentivi statali alle energie alternative non sono da abolire totalmente, ma devono diventare molto blandi e non discriminatori: se l’obiettivo è ridurre CO2, il risultato va raggiunto indipendentemente dallo strumento in modo da favorire l’affermazione dei sistemi realmente più efficienti.

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Fonte: Il Mondo

www.symbola.it

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