La Green Economy: boom o bluff? Opinioni a confronto (Prima parte)

La Green Economy è per l’Italia una chiave per affrontare le sfide del futuro. Molti sostengono che sia la soluzione per uscire dalla crisi e le stime prevedono potenzialità enormi per questo settore, tali da creare oltre un milione di posti di lavoro entro il 2015. In effetti oggi in Italia il 30 % delle piccole e medie imprese – che, ricordiamo, costituiscono la parte maggiore del tessuto industriale del nostro Sistema Paese – investe in questo settore, facendolo diventare così uno dei settori pulsanti dell’economia italiana.

Dall’indagine condotta dalla Fondazione Symbola ed Unioncamere con la collaborazione dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne, risulta che il 30% delle piccole e medie imprese manifatturiere italiane (tra 20 e 499 addetti) puntano anche su scelte connesse alla green economy, con una percentuale che sale nelle imprese che esportano (33.6%), che sono cresciute economicamente anche nel 2009 (41.2%), che hanno elevato la qualità dei loro prodotti (44.3%). E spesso sono azioni che si incrociano con una spinta per l’innovazione e per la valorizzazione delle qualità delle risorse umane. L’indagine inoltre individua 317 figure professionali green all’interno di tutte le classi professionali, con picchi oltre il 50% tra i legislatori, dirigenti e imprenditori e più ancora (60.4%) tra artigiani, operai specializzati e agricoltori. Sulla base dell’andamento delle assunzioni registrate negli ultimi anni si può stimare che tra nuovi occupati, molte appartengono alla categoria dei green job.

Il presidente della fondazione Symbola, Ermete Realacci, – tra gli storici fondatori di Legambiente – afferma che “Superare la crisi, è una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Quello che emerge dalla ricerca è il quadro di un’Italia che pur tra ritardi e difficoltà è capace di misurarsi con le sfide di domani. E’ questo il senso della green economy: la prospettiva di un’economia a misura d’uomo che affronta le questioni ambientali scommettendo sull’innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza. E’ una sfida in cui l’Italia è già presente e può svolgere un ruolo di primo piano se mette in campo le sue qualità migliori”.

Parliamo di un comparto, dunque, che in pochi anni ha saputo superare la dimensione di nicchia e che ora si candida a fare da traino della ripresa perché crea occupazione, combatte gli sprechi e risponde ai nuovi parametri della crescita sostenibile emersi nel post-crisi.

Ma cos’è la Green Economy? Cosa ruota nel mondo della Green Economy?

Partiamo dalla definizione messa a punto nella ricerca di Unioncamere e Symbola: “è l’insieme delle attività produttive che ruotano intorno alle fonti rinnovabili, al trasporto pulito e all’efficienza energetica”. Tali attività devono avere “un modello di business fondato su criteri di ecosostenibilità”. Per cui quando si parla di green economy, non si intende solo l’insieme delle attività direttamente connesse alle questioni ambientali, rispetto alla sfida del riscaldamento globale, ma la prospettiva ad una transizione dell’economia verso uno sviluppo sostenibile. Per l’Italia questo significa rilanciare i punti di forza del nostro sistema produttivo (la vocazione manifatturiera, l’orientamento alla qualità e alla creatività, l’immagine internazionale del made in Italy, la flessibilità, le specializzazioni produttive radicate nei territori, ecc.), valorizzando le potenzialità della prospettiva “green” per superare i nostri punti di debolezza (carenza di materie prime, bassa produttività del lavoro, ridotta capacità di R&D, difficoltà a “fare sistema”, ecc.).

Prendiamo ad esempio la filiera del legno: negli ultimi anni – grazie alla tendenza “nordica” attualmente in voga in Italia della realizzazione di case in legno – sta registrando una crescita notevole perché nella maggior parte dei casi è coniugata a criteri di eco sostenibilità. Una strategia, questa, che intreccia il valore della qualità del “made in italy” con la tutela dell’ambiente e il coinvolgimento nel percorso della sostenibilità: il tutto collegato dalle nuove azioni di marketing o più specificamente del nuovo green marketing.

Dalla ricerca della Fondazione Symbola e di Unioncamere emerge, inoltre, la risposta a uno dei punti più dibattuti su questo fronte, come coniugare cioè impegno per l’ambiente con le necessità di bilancio: vari studi internazionali hanno dimostrato che gli investimenti necessari alle aziende per rendersi eco-sostenibili vengono ripagati ampiamente dai benefici di medio periodo.

La sfida climatica insieme alla crisi economica come confermato dalla ricerca sta poi spingendo i settori del made in Italy da un lato ad innovare processi sia in termini di efficienza energetica e riduzione dei rifiuti e delle emissioni atmosferiche) e prodotti: dalle energie rinnovabili, al ceramico che investe sulle tecnologie per la sanificazione degli ambienti e sul fotovoltaico, al settore del legno impegnato nella implementazione di sistemi di certificazione della materia prima, fino al conciario che punta sull’efficienza dei processi e al comparto nautico che sta affrontando il tema del fine vita delle imbarcazioni. …..Vai alla seconda parte dell’articolo

Condividi

Fonti:  Il Mondo

www.symbola.net

Torna alla Home

Energia, ambiente e risorse naturali
Register New Account
Reset Password
Compare items () compare