La detrazione del 55% per il risparmio energetico rientra nel decreto Milleproroghe

Bufera in un giorno. E’ stata polemica per la mancata proroga delle detrazioni fiscali del 55% per il risparmio energetico, misura in scadenza a fine anno e non inserita nel maxi-emendamento alla legge di stabilità. Ma il Governo è tornato sui suoi passi includendo il bonus nel decreto Milleproroghe. Il bonus del 55% ha fatto muovere l’economia italiana in un momento di difficile crisi, alimentando una importante dinamicità nel mercato delle energie rinnovabili. La conseguenza è stata una crescita notevole dell’indotto, in grado di creare molti posti di lavoro verdi, i cosiddetti green jobs, categoria sempre più in crescita negli ultimi tempi.

Dai dati ENEA perviene che il meccanismo delle detrazioni del 55% ha avuto un impatto estremamente positivo sull’economia e sul sistema Paese. Stando a quanto riportato dalle elaborazioni Cresme su dati Enea, le domande delle famiglie per le detrazioni del 55 per cento erano state 106mila nel 2007, primo anno di applicazione, per un valore degli interventi di 1,453 miliardi. Nel 2008 il boom, con 248mila domande e un valore di 3,5 miliardi. Poi una stabilizzazione: 239mila domande nel 2009, per 2,95 miliardi, e una stima di 250mila nel 2010, per 3,2 miliardi. Come riportato da Il Sole 24 Ore, lo stesso Cresme ha stimato che nel periodo 2010-2020, con i soli interventi richiesti nel 2007-2010, le uscite per lo Stato saranno di 7,26 miliardi, di cui l’81% per mancato gettito Irpef e il 19% per minore imposte dovute al risparmio energetico, mentre si registreranno maggiori entrate per 5,52 miliardi legate ai maggiori interventi stimolati. Il saldo sarebbe negativo per 1,74 miliardi, 174 milioni l’anno. Parlando dell’impatto sul settore dell’edilizia, il direttore tecnico del Cresme, Lorenzo Bellicini, spiega che «sulle previsioni 2011 abbiamo già calcolato un 55% depotenziato, ma certo la mancata proroga potrebbe costare qualche decimale di crescita alle costruzioni». Parliamo di un settore in debolissima uscita dalla recessione (dati previsti per il 2011) con il +0,9% in valori reali dopo il 20% perso nei quattro anni precedenti.

Alla luce di questi dati riportati dal principale quotidiano economico nazionale è naturale pensare che a fronte di una potenziale cancellazione  molto ne perderà l’economia nazionale, che sempre più pare caratterizzata da una spinta green. La maggior parte delle aziende del nostro Sistema Paese nel loro operare nel mercato appaiono spinte da una forte motivazione alla responsabilità sociale e ambientale, e il risparmio energetico rappresenta una leva strategica per il rinnovamento tecnologico.

Le associazioni di categoria, così come i sindacati (tra cui Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Confcooperative, e dall’altra parte Cgil, Cisl e Uil) lanciano un messaggio congiunto, affermando che “Ricerca e innovazione, così come il risparmio energetico sono leve strategiche per la competitività delle imprese e per la qualificazione del sistema produttivo su nuovi segmenti di attività. Sono misure che hanno un elevato ritorno in termini economici e occupazionali, con riduzione nel tempo dell’onere finanziario netto per lo stato”. Le parti sociali hanno chiesto con forza la proroga del bonus per l’efficienza energetica , così come Finco, la Federazione di Confindustria delle industrie di impianti, prodotti e servizi per le costruzioni.

Infine si potrebbe affermare che l’eliminazione del bonus del 55% per l’efficienza energetica sarebbe stata incompatibile con l’impegno preso in sede Ue di ridurre le emissioni di gas serra e raggiungere i target di sostenibilità ambientale 20-20-20. Gravi sarebbero stati i danni economici – immediati e di lungo periodo – a più di 400mila imprese che operano nel settore e gli oltre tre milioni di dipendenti.

Vail al sito www.ilsole24ore.com

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