Efficienza energetica e il suo miglioramento fa bene all’economia

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Operare interventi per l’efficienza energetica genererà un business da 7,4 miliardi di euro, aumenteranno anche Pil ed occupazione

Lampadine a basso consumo, isolamento termico e coibentazione del tetto sono componenti da tenere in considerazione ai fini dell’impatto ambientale. Il fabbisogno energetico dei nostri appartamenti, infatti, è in larga parte connesso alla qualità degli ambienti in cui viviamo. Ridurre al minimo gli sprechi di energia è fondamentale per abbattere i costi per la fornitura di energia e le emissioni di Co2. Anche scegliere la giusta compagnia può aiutarci a tenere sotto controllo i consumi e per questo è conveniente mettere le tariffe per l’energia elettrica a confronto, così da individuare in pochi minuti la soluzione ottimale. Che l’energia pulita e l’efficienza energetica fossero un’ottima opportunità per risparmiare e ridurre le dannose emissioni di Co2 era noto ai più, non tutti però erano a conoscenza del fatto che il settore dell’energia pulita potesse essere fonte di guadagno. Nell’ambito del convegno “Progettare e installare l’integrazione per l’efficienza” tenutosi al Politecnico di Milano, è emerso che investire negli interventi per la riqualificazione energetica potrebbe essere molto produttivo. Si prevede che migliorando la resa energetica degli edifici italiani, sarà possibile risparmiare 92 TWh, ovvero un terzo del consumo energetico italiano, con un giro d’affari di 7,4 miliardi di euro. Il Prof. Vittorio Chiesa, docente di Management dell’energia presso il Politecnico, ritiene che sia fortemente rilevante nel business per la riqualificazione energetica, il settore residenziale. L’Italia potrebbe guadagnare circa 4,3 miliardi per mezzo degli interventi di efficienza energetica sulle abitazioni di cui 38 milioni da interventi per ridurre il consumo elettrico e 4,278 miliardi interventi per ridurre quello termico. Ridurre i consumi di energia termica potrebbe consentire agli italiani di risparmiare 72,5 TWh l’anno, 47 dei quali nel solo settore dell’edilizia residenziale. L’evento organizzato da Mce al Politecnico di Milano ha messo in luce che noi italiani siamo campioni europei in fatti di emissioni di Co2: il fabbisogno energetico medio degli immobili italiani è di 180 kWh/m2, mentre il fabbisogno medio spagnolo è di 160 kWh/m2 e quello francese di 150 kWh/m2. Ad incidere notevolmente sull’ impennata dei consumi energetici italiani sono proprio i vecchi edifici residenziali, in Italia ci sono circa 14 milioni di edifici, di cui 12 milioni ad uso residenziale. Se consideriamo che il 70% di questi stabili è stato costruito prima dell’introduzione delle normative sull’ efficienza energetica, comprenderemmo l’urgenza di dotare queste abitazioni di migliorie per il fabbisogno energetico in quanto incidono del 36% sui consumi energetici complessivi italiani. Puntare sul settore dell’energia ed intervenire sugli stabili meno innovativi dal punto di vista dei consumi di energia secondo Giuliano Dall’O’, docente al Politecnico di Milano, comporterebbe una crescita del Pil tra il 2% e il 4%. A dispetto della crisi economica, investire nella bioedilizia ed operare gli interventi di riqualificazione necessari, comporterebbe dei benefici anche sul piano dell’occupazione. Si stima infatti, che entro il 2020 potrebbero crearsi 460 mila nuovi posto di lavoro legati al settore energetico.

Energia, ambiente e risorse naturali
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