Bollette salate? L’alternativa è cambiare

Sempre più frequentemente gli italiani sembrano insoddisfatti dei contratti relativi alle proprie utenze e molte volte l’alternativa è cambiare. Un po’ di dati dal mondo dell’energia e delle telecomunicazioni alla luce della liberalizzazione dei mercati in questi settori: l’11% degli utenti ha già cambiato gestore nel settore dell’elettricità e il 7% nel settore del gas.

Dal 2002 al 2010 circa 24 milioni di sim hanno scelto di migrare grazie alla Mnp (Mobile number portability), mentre nella rete fissa da gennaio 2009 ad agosto 2010 le attivazioni (abbandono di Telecom Italia per un gestore alternativo, tecnicamente Olo) sono state 1,5 milioni e 270mila le migrazioni (da Olo a Olo oppure da Olo a Telecom Italia), con una riduzione del mercato dell’ex monopolista (da 17,4 milioni di utenti nel 2008 a 15,9 milioni a marzo 2010) a fronte di un’avanzata degli Olo (da 4,7 a 5,3 milioni).

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La procedura è semplice, almeno sulla carta: che si tratti di energia o di telecomunicazioni basta trovare la soluzione che più sembra adeguata al profilo dell’ utente (cercando o, più spesso, accettando una proposta arrivata tramite i call center), poi mettersi in contatto con la società che si intende scegliere e questa farà tutto. Contatterà il vecchio gestore e avvierà le relative pratiche per il recesso e il trasferimento.

Un passaggio che dovrà avvenire in tempi piuttosto brevi (un paio di mesi nel gas e nella luce, una trentina di giorni al massimo, ma anche solo una decina, nella telefonia fissa e solo tre se si tratta di un cellulare), così come previsto dalla disciplina vigente e dai provvedimenti delle relative autorità di vigilanza, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni(Agcom).

Per gli utenti ci sono normalmente pochi disturbi. Non si cambia il contatore (per l’energia) né numero di telefono o di cellulare (con tanto di prefisso) grazie al meccanismo della portabilità del numero. Non mancano poi i dispositivi volti a favorire la “circolazione” dei clienti e la concorrenza: come il codice per gli utenti della rete fissa, che serve a snellire le pratiche (ma anche a limitare il fenomeno delle attivazioni non richieste o i tentativi di trattenere il cliente), la possibilità di portare il credito residuo dalla vecchia alla nuova sim, i vari sistemi di confronto tariffario disponibili anche online (come il “Trova offerte” dell’Aeeg, il “Misura internet” prossimo al debutto sul sito dell’Agcom, o “www.supermoney.eu”, motore di ricerca accreditato dalla stessa Agcom), l’assenza di penali o spese se non quelle effettivamente sostenute dall’operatore “abbandonato” per la pratica di recesso.

Se si analizza la tipologia delle segnalazioni alle due autorità di vigilanza o agli sportelli reclami di associazioni consumatori e di giornali, si vedrà come il cammino per trasferirsi da un gestore all’altro non è del tutto liscio né privo di sorprese.Per venirne a capo la prima mossa giusta è conoscere la procedura, la seconda prevenire le eventuali insidie e la terza sapere come reagire nel caso il disguido non lo si sia potuto evitare. Ma altrettanto fondamentale sarà conoscere quali sono gli ostacoli che più di frequente si potranno incontrare: ritardi, scarsa trasparenza, tentativi di retention. Tutti comportamenti che non sono sfuggiti alle sanzioni degli organismi di vigilanza. E per i quali è comunque previsto un sistema di protezione: che parte dal reclamo alla società interessata (e per il quale ci sono termini di risposta prefissati, pena il pagamento di indennizzi al cliente) per arrivare agli uffici di tutela del consumatore delle Authority fino ai tavoli di conciliazione, senza esclusione – nei casi più gravi – del ricorso al giudice.

www.ilsole24ore.it

Energia, ambiente e risorse naturali
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