Il nucleare in Italia: una ricerca comparativa (III parte)

Sempre in relazione ai costi, taluni obiettano che si deve tener conto di altri due fattori: la possibile crescita dei prezzi del gas e del carbone (quelli del petrolio direttamente incidono poco sull’elettricità poiché anche in Italia l’uso del petrolio nelle centrali termoelettriche è ormai marginale); i costi delle emissioni di CO2 e della loro riduzione. Ovviamente gli studi considerati valutano tutti e due questi fattori. La valutazione largamente prevalente negli studi citati è che il prezzo del carbone non è destinato a subire rialzi anomali e duraturi: la disponibilità di carbone è abbondante e distribuita in varie Regioni, la limitazione del suo impiego è motivata da ragioni ambientali, non certo economiche.

Il mercato del gas è coinvolto in un grande cambiamento prodotto dal recente sviluppo di tecnologie che hanno consentito l’utilizzo, negli Stati Uniti, ma non solo, di grandi quantità di gas non convenzionale, disponibile in quantità almeno pari a quello considerato convenzionale e che prospetta un contesto di disponibilità ampia, al punto che anche per il gas, negli studi citati, sono previsti prezzi moderati,

tendenzialmente sganciati da quelli del petrolio. Per le emissioni di CO2 dobbiamo distinguere due periodi: fino al 2020 e dopo il 2020. Per il 2020 l’Italia ha obiettivi e impegni internazionali (Kyoto) ed europei (pacchetto 20-20-20) definiti. Per questa data e questi impegni il nucleare non può fornire in Italia alcun contributo alla riduzione delle emissioni di CO2. Anche se nel

2012 si avviassero i cantieri e se entrassero in esercizio un paio di centrali nucleari entro il 2018 (ipotesi poco realistica), sarebbero necessari più di un paio d’anni di funzionamento per compensare la grande quantità di energia di origine fossile impiegata per costruirle: le centrali nucleari non potrebbero quindi contribuire a ridurre le emissioni di CO2 almeno fino al 2020.

Una comparazione dei costi della riduzione delle emissioni di CO2 che includa anche il nucleare, in Italia va fatta a decorrere,almeno, da dopo il 2020. In alcuni degli studi citati il costo delle emissioni di CO2 è valutato 10,54 $/MWh per le nuove centrali a gas e 23,96 $/MWh per quelle a carbone, per esempio in quello della NEA-OCSE del 2010. Vale la pena di notare che, nell’ipotesi di costo del capitale al 10%, anche includendo i costi della CO2, nello steso studio della NEA, il nucleare resta più caro (98,75 $/MWh) sia del gas (92,11 $/MWh) sia del carbone (80,06 $/MWh). Sarebbe, comunque, più corretto fare questo confronto anche con altre possibilità, diverse dal nucleare, per ridurre le emissioni di CO2.

Fonte: QualEnergia

Torna alla Home

Energia, ambiente e risorse naturali
Register New Account
Reset Password
Compare items () compare