Scioglimento dei ghiacciai: allerta degli esperti

Scioglimento dei GhiacciaiLo scioglimento dei ghiacciai rischia di far sparire diverse zone costiere

Gli esperti ed analisti non hanno dubbi: lo scioglimento dei ghiacciai rendono vulnerabile la calotta artica molto più velocemente di quanto si pensi.

Negli ultimi 100 anni quasi la metà della superficie del polo Nord si è “liquefatta”: a fronte degli oltre 8,5 milioni di km quadrati nei primi anni del 1900, siamo oggi ad una superficie pari a circa 4,5 milioni di km. Un danno per l’ecosistema del Polo Nord, ma soprattutto un danno per il pianeta Terra nella sua interezza. Secondo le stime intere zone costiere fra 30 anni saranno sommerse dalle acque, alcune isole (come le Maldive, ad esempio) hanno già avviato questo processo e alcune isole sono già state sommerse. Lo scioglimento dei ghiacciai ha già creato diverse situazioni critiche. In particolar si tratta di 5 isole dell’arcipelago Salomone, nel pacifico meridionale. Qui dal 1994 a oggi, secondo gli esperti che stanno studiando questi fenomeni il livello del mare si è alzato di 7-10 millimetri l’anno. Le isole sparite non erano abitate ma ne esistono altre, come l’isola di Nuatambu, ampiamente compromesse e in cui la popolazione locale è stata costretta ad abbandonare le proprie case.

Secondo gli studiosi l’indagine è la prima evidenza scientifica che conferma i drammatici impatti del cambiamento del clima, ma ci sono molte altre realtà che stanno letteralmente “sparendo”. In Italia ci sono almeno trenta zone della nostra fascia costiera che rischiano di finire sommerse a causa del mutamento climatico e dello scioglimento dei ghiacciai, dal Veneto a Metaponto, da Catania alle saline di Trapani, da Fondi alla Versilia. L’Italia, sotto la spinta del mutamento climatico, rischia così di perdere 4.500 chilometri quadrati di territorio. Ma il problema vero è economico. Infatti soluzioni tecnologiche per arginare questo problema ci potrebbero anche essere, ma il costo di tali investimenti non è supportabile, soprattutto in zone o territori a basso “rendimento” o ritorno. Inoltre il rinvio di alcune scelte potrebbe comunque pregiudicare l’efficacia dell’investimento stesso.

Essendo l’Italia un paese con una gran parte di coste e essendo quella italiana un’economia basata sul turismo, l’utilizzo di porti e zone costiere, capiamo subito come il problema sia di non poco conto. Ed è tutto riversato sulle future generazioni, la cui condizione dipende dalle scelte che oggi fanno i loro padri e nonni.

Una delle possibili soluzioni prevede il ripescaggio dell sabbie dai fondali marini per riportarla verso le superfici erose, ma questo potrebbe comportare un rischio geologico non perfettamente ancora chiaro, e un’investimento economico non indifferente, che non tutti i territori sono in grado di supportare. Insomma un problema annoso che, se non cambiano le condizioni climatiche e di surriscaldamento globale del pianeta, potrebbe essere di difficile soluzione. Stiamo a vedere…

 

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