BIke sharing: cosa è e come funziona

Cosa è il bike sharing? Come funziona la bicicletta condivisa?

bike sharing: cosa è e come funzionaIl sistema di bike sharing è oramai diventato uno degli strumenti di mobilità sostenibile più diffusi e popolari. Negli ultimi anni infatti sempre più città italiane hanno messo a disposizione dei propri cittadini delle “biciclette condivise”, termine che tra l’altro è una traduzione letterale di bike sharing. Il bike sharing è a tutti gli effetti una realtà affermata in Italia, tanto da renderlo il paese europeo con la diffusione più alta in termini di numero di servizi attivi. Infatti in Italia si contano 200 comuni ed enti territoriali in cui è attivo il bike sharing con 13.770 bici condivise.

Questa misura è di fatto un incentivo all’utilizzo di un mezzo decisamente pratico e green, la bicicletta, senza dover per forza possederlo, con tutte le complicazioni, in primis aver un luogo sicuro dove riporlo, che il possesso di una bicicletta può portare con sè.

Vediamo insieme cos’è e come funziona il bike sharing più in particolare.

Definizione di bike sharing

Il termine bike sharing in inglese significa letteralmente biciclette condivise. Solitamente queste biciclette si trovano in diverse postazioni diffuse sul territorio del comune dove ognuno può prendere in prestito la sua bici fino a quando non avrà terminato di utilizzarla.

Ecco quindi che il bike sharing non è solo il condividere una bicicletta ma piuttosto è anche  uno “strumento di mobilità sostenibile a disposizione delle amministrazioni pubbliche che intendono aumentare l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici (autobus, tram e metropolitane), integrandoli tra loro (trasporto intermodale) e integrandoli dall’utilizzo delle biciclette condivise per i viaggi di prossimità dove il mezzo pubblico non arriva o non può arrivare. È quindi una possibile soluzione al problema dell’”ultimo chilometro”, cioè quel tratto di percorso che separa la fermata del mezzo pubblico alla destinazione finale dell’utente” (Wikipedia).

Questo sistema quindi porta con sé notevoli vantaggi ambientali, legati a un minor utilizzo dell’auto e, dunque, a un abbassamento dei valori di inquinamento atmosferico. Inoltre è molto apprezzato perché consente di ridurre i costi di trasporto e di aggirare il problema legato al traffico, molto sentito nelle grandi città, circolando anche duranti i blocchi imposti a causa dello smog.

Come funziona?

Mobike - bike sharing o bicicletta condivisaUno dei punti di forza del bike sharing è la facilità con il quale si può utilizzare, un sistema che è davvero alla portata di tutti. Si basa infatti sul fatto che in diversi spazi pubblici vengono installate le stazioni per le bici dove vengono parcheggiate nei loro appositi stalli. Lo stallo altro non è che la postazione per la bici, dotata di un sistema meccanico di aggancio che impedisce l’eventuale furto.

Alcune di queste biciclette invece sono dotate anche di un lucchetto difficile da manomettere in modo che chi l’utilizza non debba per forza raggiungere l’apposito stallo, magari non propriamente vicino. In questo caso il lucchetto verrà sbloccato quando il pagamento per il “noleggio” della bici verrà effettuato, solitamente tramite app che sarà anche in grado di indicare la posizione della bicicletta a chi deve utilizzarla.

Le stazioni sono tutte automatizzate, per cui per prelevare la bici è necessario fare l’abbonamento al servizio e poi come in un normale parcheggio ci si avvicina con la propria card alla torretta della stazione e si effettua la lettura.

La torretta indicherà quale bici è libera e così non ci resta che ritirarla e pedalare. Al termine del nostro giro, la si può restituire in una stazione diversa da quella di partenza, riagganciandola nell’apposito stallo. Nono sono necessari contratti, versamento di cauzione, carte di credito… la burocrazia è ridotta al minimo.

Semplice no?

Sistemi di pagamento per il servizio di bike sharing

Non solo tessera contactless, che comunque rimane il sistema di pagamento più diffuso, ma anche molti altri metodi di pagamento. Scopriamoli insieme qui di seguito:

  1. a deposito: il prelievo e l’utilizzo della bici avviene con un sistema simile a quello dei carrelli nei supermercati, si inserisce cioè la moneta per liberare dallo stallo la bici, la moneta rimane inserita fin tanto che la bici non viene restituita.
  2. tessera contactless: si tratta di card simili a quelle tradizionali come bancomat o carta di credito ma con la sostanziale differenza che non è necessario introdurre la tessera nell’apposito registratore, ma è sufficiente l’avvicinamento. Il vantaggio di questo tipo di carte è che rendono la procedura di pagamento molto più rapida e tutto avviene in pochi istanti.
  3. smart phone: molto probabilmente è già il passo successivo alla tessera. Lo smart phone deve essere dotato di tecnologia NFC, si scarica l’apposita applicazione e come per la tessera contacteless è sufficiente l’avvicinamento del dispositivo al lettore.

Ovviamente le tre tipologie permettono servizi diversi. Nel caso del sistema a deposito l’utilizzo non prevede limiti di tempo in quanto non monitorabili, il sistema con tessera è invece a tempo con tariffe proporzionate all’utilizzo, con lo smartphone, invece, oltre al piano tariffario è possibile avere tutta una serie di informazioni che vanno dalle statistiche di utilizzo dei mezzi alla navigazione assistita dal punto di prelievo a quello di destinazione, offrendo così un’esperienza interattiva e a 360° dello bike sharing.

Curiosità sulle bici

bikesharing - bici in cittàLe biciclette usate per il bikesharing non sono normali bici ma sono progettate e costruite per scoraggiare furti e atti di vandalismo: non hanno parti staccabili e sono dotate di un lucchetto che consente la sosta fuori stallo. In questo caso sono dotate anche di un sistema di gps in modo da permettere a chi le dovrà utilizzare di ritrovare la bicicletta in sosta fuori dall’apposito stallo. Si tratta solitamente di bici tradizionali ma con design e colori particolari che permettono la facile identificazione in caso di smarrimento o furto.

Alcune di queste biciclette inoltre sono delle bici a pedalata assistita: in questo modo il bikesharing è veramente alla portata di tutti.

La sostenibilità del bike sharing c’è anche nei costi

I costi di questo sistema di mobilità alternativa possono essere ridotti per chi si appresta a implementarlo nella propria città.

L’investimento iniziale può essere infatti ridotto chiedendo il contributo di sponsor, da piazzare direttamente sulle biciclette stesse e sulle stazioni dove sono gli stalli. Questo tipo di sponsor sponsor non è vita natural durante ma va rinnovato, aprendo così la possibilità di avere, per il soggetto promotore dell’iniziativa, delle “entrate fisse” ogni anno. Oltre allo spazio per lo sponsor possono anche essere introdotti degli spazi pubblicitari da affittare garantendo così altre entrate.

Sicuramente le grandi aziende della città in questione avranno interesse ad apparire sensibili alle tematiche ambientali e sicuramente il modo migliore per farlo è sfruttando lo spazio messo a disposizione delle bici condivise e delle loro stazioni.

 

Energia, ambiente e risorse naturali
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