Cambiamenti climatici: cause e conseguenze

Cambiamenti climatici: cause e conseguenze del riscaldamento globale

Cambiamenti: climatici cause e conseguenze del riscaldamento globaleIn questo approfondimento di Energia Focus proveremo a fare luce su di un argomento che è negli ultimi tempi sta sempre diventando più importante. Parleremo infatti dei cambiamenti climatici e delle loto cause e conseguenze.

Molti scienziati concordano oramai sul fatto che il nostro pianeta stia subendo un vero e proprio riscaldamento. L’aumento delle temperature del globo terrestre provoca un vero e proprio circolo vizioso innescando dei cambiamenti climatici dagli effetti devastanti che a loro volta sarebbero causa e conseguenza di eventi catastrofici che non fanno altro che alimentare il surriscaldamento terrestre più di quanto l’uomo non faccia già.

I cambiamenti climatici quindi sono la diretta conseguenza del riscaldamento globale.

Quest’ultimo è un fenomeno scoperto nel diciannovesimo secolo da Svante Arrhenius, chimico e fisico svedese che per questa teoria ha ricevuto il premio Nobel per la chimica nel 1903, quando il chimico svedese illustrò per la prima volta la teoria secondo la quale l’anidride carbonica avrebbe un’incidenza sul clima, causando cioè i cambiamenti climatici. Da quel momento in avanti, la consapevolezza che l’umanità ha un’influenza sul clima e causa effetti di natura antropogenica (i cambiamenti climatici) è andata notevolmente crescendo anche se, a quanto pare, questa consapevolezza non si è rivelata sufficiente.

Per darti un’idea puoi guardare il video qui di seguito che illustra benissimo come e quanto si è alzata la temperatura sulla Terra.

Ma facciamo un passo indietro e proviamo ad analizzare i cambiamenti climatici cause e conseguenze dall’inizio.

Quali sono le cause del riscaldamento globale che provoca i cambiamenti climatici?

Cambiamenti climatici cause e conseguenze: le fasi climatiche della terra

Prima di accusare qualcuno o qualcosa va riferito che esistono evidenze scientifiche che provano come il clima sul nostro pianeta sia soggetto a cambiamenti nel corso del tempo, con effetti particolarmente evidenti sulle temperature medie. Il nostro pianeta ha quindi attraversato glaciazioni, grandi o piccole, ma anche periodi in cui le temperature erano superiori alla media.

Ma perché tanto allarmismo allora?

Confrontando i dati delle temperature terrestri con il passato, gli scienziati hanno provato che negli ultimi anni le temperature medie sono salite costantemente senza accennare a diminuire. Le temperature sono aumentate talmente tanto da aver superato abbondantemente i livelli massimi che avevano raggiunto negli anni in cui, per le oscillazioni climatiche, le temperature erano salite. Sebbene questo sia ancora oggi oggetto di un dibattito interno alla comunità scientifica, anche se forse sarebbe più corretto dire politica, gran parte di essa è concorde nell’individuare un colpevole: l’uomo.

L’uomo infatti, soprattutto dopo l’avvento dell’industrializzazione, con un andamento esponenziale negli anni della globalizzazione, è il maggior responsabile delle cause che favoriscono i cambiamenti climatici. Smog, emissioni di gas serra, disboscamento, consumo di risorse naturali, inquinamento, allevamento intensivo di bestiame, agricoltura intensiva, sono tutti fattori che incidono in maniera decisiva sula temperatura della terra e quindi sui cambiamenti climatici. Il responsabile la vittima al tempo stesso dei cambiamenti climatici cause e conseguenze è quindi l’essere umano.

I gas serra

Cambiamenti: climatici cause e conseguenze: gas serraSoprattutto a partire dagli ultimi 100 anni, l’uomo ha esercitato un’influenza crescente sul clima e sulla variazione delle temperature, grazie al continuo aumento di emissione dei gas serra.

Questi sono chiamati così a causa del loro effetto, simile al vetro di una serra, sul nostro pianeta. In pratica i gas serra impediscono al nostro pianeta di rilasciare il calore assorbito durante le stagioni estive e quindi impediscono il corretto raffreddamento del globo terrestre con il conseguente aumento delle temperature che provoca i cambiamenti climatici. Molti di questi gas sono presenti in natura anche se l’attività dell’uomo ne aumenta la concentrazione nel’atmosfera.

In particolare i più pericolosi sono:

  • l’anidride carbonica: La CO2 è una gas prodotto dall’attività umana ed è rssponsabile del 63% del riscaldamento globale causato dall’uomo;
  • il metano: responsabile del 19% del riscaldamento globale di origine antropica;
  • il protossido di azoto: ossido di azoto del 6%;.

A questi vanno aggiunti anche gas di derivazione chimica come i CFC, ossia clorofluorocarburi, che però sono stati regolati dal Protocollo di Montréal del 1987 poiché responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono.

Con questo non vogliamo dire che dobbiamo eliminare dall’atmosfera questi gas. Infatti senza di esse non sarebbe stato possibile lo sviluppo della vita nel nostro pianeta: senza i gas serra, cioè senza l’atmosfera terrestre, la temperatura media, infatti, sarebbe intorno ai -18 gradi Celsius mentre l’effetto serra fa sì che la temperatura media globale sia intorno ai 14-15 gradi.

Deforestazione e aumento della temperatura

Cambiamenti climatici cause e conseguenze: deforestazione causa riscaldamento globaleLe foreste, grazie ai loro alberi hanno un effetto benefico sul clima. Sono infatti in grado di assorbire molta dell’anidride carbonica  prodotta dalle attività dell’uomo riuscendo a mitigare, almeno in parte, le conseguenze sul clima.

Purtroppo però, alcuni stati al cui interno si trovano le più grandi aree ricoperte da foreste, ad esempio il Brasile, stanno applicando una politica di deforestazione massiccia. E’ stato infatti calcolato che tra l’agosto 2017 e il luglio 2018, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è aumentata del 13,7% rispetto all’anno precedente: sono stati spianati 7.900 km quadrati di foresta per fare spazio alle colture agricole destinate a prodotti per l’esportazione. Ed in questo quadro, l’attuale presidente del Brasile Bolsonaro non intende fare nulla in proposito, anzi tutto l’opposto, dal momento che si è detto favorevole allo sfruttamento economico della foresta amazzonica.

Come se non bastasse a questo va aggiunto ciò che sta accadendo in questi giorni in Siberia ed in Alaska dove gli incendi hanno mandato in fumo un area grande quanto 100.000 campi da calcio immettendo nell’atmosfera una quantità di anidride carbonica pari a quella prodotta dalla Svezia in un anno. Già perché il problema non è solo la ridotta quantità di alberi, ma in questo caso, è anche la grandissima emissione di gas serra come l’anidride carbonica nell’atmosfera.

Allevamenti intensivi e cambiamenti climatici

Per avere un’idea sugli effetti di queste attività sui cambiamenti climatici elenchiamo alcuni dati.

Il dato che emerge con più forza è che il 30% delle terre emerse è occupato da colture destinate agli animali, invece che agli uomini. E’ in questo modo che il terreno viene sfruttato al massimo, cosparso di pesticidi e fertilizzanti, con l’unico risultato di indebolirlo, minandone caratteristiche fondamentali tanto che il 18% delle emissioni globali viene imputato alla sola diversa destinazione d’uso del terreno.

Secondo il report IPCC del 2014, il settore AFOLU (Agriculture, Forestry, Other Land Use) è responsabile del 24% delle emissioni totali di gas climalteranti (GHG) nell’atmosfera, preceduto solo dal settore energetico, pari al 35% delle medesime emissioni, e il 40% delle emissioni del solo settore agricolo proviene dalla fermentazione enterica dei bovini. Una percentuale che, visto il recente aumento del consumo di carne, è destinata ad aumentare.

I cambiamenti climatici: le conseguenze

La desertificazione

riscaldamento globale: desertificazioneUna delle conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici è la desertificazione dei terreni. 

Gli esperti prevedono che a fare le spese di questo impoverimento del terreno siano soprattutto le aree a nord e sud del Sahara e del Mediterraneo, Italia compresa provocando gravi danni al settore agricolo. Il progressivo impoverimento dei terreni e le crescenti ondate di calore, non ultime quelle che abbiamo sopportato durante questa estate, faranno calare drasticamente la quantità di prodotti ottenuti dall’agricoltura.

Questo provocherà carestie nel mondo ed aumenterà quindi il numero di persone a rischio di denutrizione, proprio adesso che il numero di persone che soffrono la fame nel mondo è in lieve calo. Carestie ed insufficienze alimentari, che unite a temperature sempre più insopportabili aumenteranno i già imponenti flussi migratori verso paesi che non soffrono di questi problemi tanto che si stima che entro il 2050 saranno almeno 143 milioni le persone costrette a migrare a causa del cambiamento climatico.

Come se non bastasse l’aumento delle temperature potrebbe rallentare la lotta alle malattie e aumentare la diffusione di patologie infettive e autoimmuni ad oggi praticamente sconosciute.

La perdita di biodiversità

Orso polare e scioglimento dei ghiacciSulla Terra è in corso un’inarrestabile estinzione di massa, la sesta per la precisione che si traduce in un calo consistente della biodiversità del nostro pianeta. Il tasso di estinzione delle specie terrestri è vertiginoso ed entro la fine del secolo metà delle specie viventi rischia di sparire per sempre.

Secondo John Knox, esperto di diritti umani e professore di diritto internazionale all’università Wake Forest, relatore speciale delle Nazioni Unite sull’ambiente e i diritti umani ed autore del primo rapporto Onu che riconosce come la biodiversità e gli ecosistemi sani siano essenziali per i diritti umani, questo fenomeno avrà “implicazioni gravi e di vasta portata sul benessere umano”.

La perdita di biodiversità, in particolare la scomparsa delle piante, potrebbe rallentare la lotta alle malattie e aumentare la diffusione di patologie infettive e autoimmuni.

Lo scioglimento dei ghiacci ed innalzamento dei livelli dei mari

Fra le conseguenze più evidenti, se non altro perché più visibili ad occhio e non solo  tramite dati, c’è lo scioglimento dei ghiacci della criosfera. Per criosfera si intende quella parte di superficie terrestre coperta da acqua allo stato solido come le calotte polari, i ghiacciai presenti sulle montagne e il permafrost.

La criosfera, ovviamente, ha un ruolo fondamentale nel sistema climatico globale e una variazione della sua estensione può portare a mutamenti sul sistema stesso. Ecosistemi fragili come quelli di mari, montagne e paludi rischieranno di essere definitivamente compromessi anche per il fatto che il surriscaldamento globale influenza anche la temperatura dell’acqua. Non solo quindi un aumento della quantità di acqua nei mari, ma anche un vero e proprio cambiamento delle temperature che potrebbe far scomparire intere specie marine.

Lo scioglimento dei ghiacci è anche la principale causa dell’innalzamento del livello del mare, un fenomeno questo, accertato e già in atto. Una riduzione della calotta glaciale antartica e di quella della Groenlandia e Canada, (non considerando i ghiacci del Polo Nord che non contribuiscono al fenomeno, perché già si trovano già sull’acqua) – e in parte anche il riscaldamento della superficie degli oceani, che dilata la massa d’acqua, ha quasi certamente contribuito a un innalzamento del livello dei mari tra il 1993 e il 2003 di entità pari 3,1 millimetri all’anno.

Ci si aspetta che entro il 2100 l’innalzamento sarà compreso tra i 15 e i 95 centimetri tuttavia le variabili sono tantissime ed il calcolo è troppo complesso per poter fare delle previsioni precise. Tuttavia per darti un’idea di cosa succederebbe se tutti i ghiacci si sciogliessero di consigliamo di guardare quest’animazione, creata da Alex Kazoun per Business Insider che mostra il livello che raggiungerebbero i mari e quali aree verrebbero sommerse.

L’acidificazione degli oceani

L’aumento di CO2 nell’atmosfera porterà anche a un’acidificazione degli oceani provocando danni irreparabili all’ecosistema marino. Circa un quarto della CO2 presente nell’atmosfera infatti va a finire negli oceani dove si trasforma in acido carbonico (H2CO3). All’aumento di CO2 nell’atmosfera corrisponde perciò un corrispondente incremento di quella disciolta nell’acqua marina. Il processo di continua acidificazione delle acque oceaniche ha indubbiamente un effetto sulla catena alimentare collegata a queste acque portando anche allo scioglimento dei gusci calcarei delle conchiglie, dei molluschi e del plancton calcareo.

Come se non bastasse, dovremo anche dire addio alla Grande Barriera Corallina, una risorsa sia in termini di biodiversità che in termini economici per l’Australia. La società di consulenza Deloitte ha quantificato in 56 miliardi di dollari australiani, l’equivalente di circa 37,8 miliardi di euro, l’indotto turistico prodotto dalla barriera considerando che  dà lavoro a 64mila persone.

 

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